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Il colore dei sogni

This song was composed for Simone Padovani photography exibition “Orissa”.

Check out the video slideshow and an extensive description after the break.

India, gennaio 2010. Queste foto nascono da li. Ma in realtà sto mentendo quando dico questo. Le foto non nascono mai nel momento in cui si scatta. Le foto le abbiamo già dentro noi, sono, per un fotografo come me, un espressione della propria personalità, sono un percorso fatto di relazioni, di conoscenze, di esperienze, ma soprattutto di emozioni.

Una foto, per quanto tecnicamente precisa, o ben fatta, non sarà mai una gran foto se non viene da noi, da una nostra emozione. Immaginate di trovarvi in una città, conosciuta o meno ha poca importanza, state passeggiando con un vostro amico. Quasi senza accorgervene i vostri occhi e il vostro corpo si voltano istintivamente verso qualcosa, e vi isolate all’interno di quella visione istantanea che vi si presenta. Questa è la magia della fotografia. Nel mezzo di una serie di percezioni, c’è qualcosa che vi attrae, inevitabilmente.

Mi succede spesso di guardare le persone dentro le vetrine dei negozi, e le cose più belle le scorgo quando lo faccio distrattamente, guidato più dal mio istinto che dalla voglia di osservare. Li scopro una serie di emozioni fantastiche. Cammino con il mio maestro Silvano Chiappin, in mezzo ad un villaggio, sconosciuto al mondo, conosciuto da noi da pochi minuti. Passeggio tra le case, ascolto i rumori, la mia macchina fotografica è ancora dentro la borsa, non mi interessa, prima voglio abituarmi a quel villaggio, e voglio che esso si abitui a me. Conosco prima i bambini, che sono incuriositi di vedere una persona con una pelle così chiara.

Poi le donne, che seguono i bambini per controllare che nulla accada loro di male, infine gli uomini, che da lontano ci scrutano, con malcelata indifferenza. A quel punto, ormai non siamo più niente di nuovo, il giocattolo ora ha perso il fascino del nuovo e dell’inaspettato. Metto la mano nella mia borsa controllo che la macchina sia in ordine, ma non è ancora il momento, devo vedere ancora un po’ di cose. Mi inoltro tra le case più nascoste, cercando sguardi nascosti nell’ombra delle case, incontrando spesso gli occhi degli animali che vi abitano piuttosto che quelli delle persone.

Ritorno alla piazza, e trovo i miei compagni di viaggio intenti a chiacchierare con alcuni maschi. Io mi stavo chiedendo cosa mai capissero, visto che nessuno capiva la lingua dell’altro. Decido di prendere in mano la macchina fotografica ora, e riprendo il giro tra le case più nascoste, e ad un certo punto, mentre ormai più nessuno si nascondeva, trovo tre generaioni sedute sull’entrata della loro casa: una signora anziana, con la figlia e la nipote, la quale, quest’ultima, tiene in mano, come se fosse il libro più prezioso al mondo, una tavola di legno con delle iscrizioni. Il capo è coperto da un telo grigio, e dal braccio spunta un piccolo rigonfiamento del vestitino arancione.

Mi blocco, sorrido, e una lacrima mi scende dall’occhio destro. Sto provando un emozione fortissima, quella bambina sta risvegliando in me un’emozione sepolta da chissà quanto, e li non esito, e tiro fuori la mia macchina fotografica. Nasce così uno dei due scatti che sono stati scelti per essere pubblicati nel sito del National Geographic Italia, nascono così le mie fotografie, quando ci si immerge dentro gli sguardi persi di quattro vecchiette, in cui molti sto scoprendo si ritrovano nelle loro espressioni, e che hanno colpito anche Marco Pinna, del National Geographic, che ha deciso di pubblicare la foto sulla rivista.

Simone Padovani


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